Cosa sono i floppy disk e come hanno cambiato il mondo dell’archiviazione

Fino a 25 anni fa, ne avresti potuto maneggiare ancora uno, eppure adesso non esistono più Scopri di più su questi fantastici aggeggini del passato.

Se hai più di trent’anni, probabilmente sai già cos’è un floppy disk. E se sei cresciuto tra gli anni ’80 e ’90, ti ricorderai perfettamente queiquadratini rigidi (o morbidi, per i più “vintage”) che usavamo per salvare i compiti, qualche gioco, o i primi virus che passavamo inconsapevolmente tra un computer e l’altro. Oggi sembrano delle reliquie. Tipo gli scheletri digitali del passato. Ma un tempo, quei dischetti erano il top della tecnologia portatile.

Io mi ricordo benissimo la prima volta che ho infilato un floppy in un PC: avevo paura di romperlo. Cliccava, faceva un rumore strano, la lucina si accendeva e… magia: apparivano dei file. A volte funzionava. A volte no. E quel suono, quando cercavi di estrarlo mentre il sistemastava ancora leggendo? Una specie di grattata metallica che ti faceva sudare freddo. Bei tempi.

Oggi siamo abituati a chiavette USB da centinaia di GB che costano quanto un caffè, oppure salviamo tutto nel cloud senza nemmeno pensarci. Ma c’è stato un tempo in cui1,44 MB sembravano tantissimi. Sì, lo so, fa ridere. Ma con quei megabyte ci scrivevamo tesi, trasportavamo interi programmi e facevamo il backup dei dati più importanti. E sembrava sufficiente. Anzi, era una rivoluzione.

Il floppy disk è stato uno dei simboli dell’informatica casalinga e da ufficio per almeno un paio di decenni. Oggi è sparito quasi del tutto, ma resta nella memoria di chi ha vissuto l’epoca in cui“salvare su dischetto” era un gesto automatico. In questa piccola retrospettiva ti racconto cos’erano, come funzionavano e perché, nonostante tutto, ancora oggi qualche esemplare resiste.

Quando il floppy era il re dei re

Allora, il floppy disk era un supporto rimovibile per salvare dati. Niente di troppo glamour, ma per la sua epoca era decisamente una figata. Era fatto di plastica e metallo, e dentro nascondeva un piccolo disco magnetico che ruotava quando veniva letto o scritto. I primi modelli sono nati nel lontano 1971 (mica ieri), ma è negli anni ’80 e ’90 che hanno davvero spopolato. Ma come funzionava? Beh, semplificando al massimo: il disco interno era rivestito di materiale magnetico, e una testina, all’interno dell’unità del computer, leggeva e scriveva dati su quella superficie. Proprio come un vinile, ma digitale.

I formati più noti erano due: quello grande, morbido, da 5¼ pollici, molto diffuso negli anni ’80 (quelli davvero vintage), e quello più piccolo, rigido, da 3½ pollici, che è quello che tutti ricordiamo meglio. Quest’ultimo era disponibile in diverse “densità”: c’era il DD (doppia densità), l’HD (alta densità) e l’ED (altissima densità). La maggior parte della gente aveva quelli HD, che arrivavano a 1,44 MB. Sì, esatto: meno di una foto JPEG di oggi. Eppure, con quella memoria ridotta, facevamo un sacco di cose. Bastava comprimere i file e pregare che entrasse tutto in un solo disco. E quando non entrava, si usava un programma per spezzare i file in più floppy. Avevi tipo “parte1”, “parte2”, “parte3”… e se perdevi uno, addio.

Illustrazione di alcuni floppy disk di diversi colori (Pixabay FOTO) – www.findbest.it

Il lento addio del floppy (e un po’ di nostalgia)

A un certo punto, però, le cose sono cambiate. Sono arrivati i CD-ROM, poi i DVD, poi le chiavette USB, le schede SD e infine il cloud (e la capacità di trasferire file pesanti in poco tempo attraverso internet). Tutte tecnologiepiù capienti, più veloci, più sicure. I floppy hanno cominciato a sembrare goffi, lenti, scomodi. I computer nuovi non avevano più il lettore. E insomma, il floppy è stato lentamente messo in pensione. Non che fosse perfetto, eh. Anzi. Bastava un campo magnetico un po’ forte, un colpo sbagliato o un po’ di polvere nella fessura e addio dati. Se volevi salvare qualcosa di davvero importante, ti toccava fare copie multiple e sperare in bene. E le tempistiche? Lentissimo. Roba che oggi, con una USB 3.0, ci fai in un secondo quello che il floppy faceva in qualche minuto (quando andava bene).

Eppure, per quanto arcaici, avevano un fascino. Ti davano l’idea di avere fisicamente i tuoi file. Li infilavi in una scatola e sapevi chelì dentro c’erano i tuoi progetti, le tue demo musicali, i salvataggi dei giochi. Era tutto tangibile, concreto. Oggi siamo molto più efficienti, ma anche più… dispersi? Boh. Forse è solo nostalgia. Curiosamente, alcuni strumenti ancora usano i floppy. Ci sono sintetizzatori musicali, sistemi industriali, vecchie auto con software aggiornabile solo da dischetto (assurdo, lo so). E se rovisti in qualche vecchio ufficio, magari trovi ancora una pila di floppy dentro un cassetto dimenticato. Con sopra scritto “Importante.doc” a penna. E ti viene voglia di sapere cosa c’era dentro.

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