Il "disco del silenzio": la protesta dei musicisti britannici contro l’AI

Il 27 febbraio è stato rilasciato un album intitolato "Is This What We Want?" (traduzione "È questo che vogliamo?"), il quale raccoglie il contributo di oltre mille musicisti britannici. Fra cui Damon...

03 marzo 2025 12:06
Il "disco del silenzio": la protesta dei musicisti britannici contro l’AI - I CD con l'IA (Canva) - findbest.it
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Il 27 febbraio è stato rilasciato un album intitolato "Is This What We Want?" (traduzione "È questo che vogliamo?"), il quale raccoglie il contributo di oltre mille musicisti britannici. Fra cui Damon Albarn, Kate Bush, e Annie Lennox. Il progetto musicale, nasce come protesta contro una proposta legislativa del governo inglese, che potrebbe consentire alle aziende di intelligenza artificiale, di utilizzare le opere protette da copyright per addestrare i loro modelli (senza l'esplicito consenso degli autori). Il titolo dell'album, attraverso i titoli delle tracce, forma la frase "Il governo britannico non deve legalizzare il furto della musica, a beneficio delle aziende di intelligenza artificiale", enfatizzando la posizione critica degli artisti, nei confronti di siffatta possibile modifica legislativa.

La proposta di modifica alla legge sul copyright, avanzata del governo britannico, intenderebbe semplificare l’utilizzo della musica protetta dai diritti d'autore, da parte delle aziende di IA, permettendo loro di allenare i propri algoritmi con le opere musicali esistenti. In tal senso, il governo sostiene che la legislazione attuale limita le potenzialità delle aziende, impedendogli di utilizzare il vasto patrimonio musicale per lo sviluppo di nuovi modelli d'intelligenza artificiale; capaci di generare musica in base alle richieste degli utenti. Eppure, i musicisti temono che tale approccio in realtà penalizzi le loro opportunità di guadagno: in particolar modo per le nuove generazioni di artisti.

I critici della proposta legale, sostengono che la sua attuazione rischierebbe di abbassare ulteriormente i guadagni di cantanti e compositori, specie per quelli emergenti. Perché se le aziende di intelligenza artificiale, possono utilizzare la musica per allenare i propri modelli, potrebbero anche creare brani simili a quelli originali, ma senza pagare i diritti agli autori. E questo rappresenterebbe un grande svantaggio, per tutti i musicisti, i quali vedrebbero ridotto il valore economico del proprio lavoro, rischiando di esser soppiantati da produzioni automatizzate.

Un altro punto contestato è la clausola che permetterebbe ai musicisti di opporsi all'uso delle loro opere, solo dopo che siano già state utilizzate. Poiché, secondo i critici, sarebbe impraticabile per un singolo artista monitorare tutte le aziende di IA, per verificare che la propria musica non venga utilizzata senza il loro permesso. Rendendo, quindi, difficile per i creatori esercitare il controllo sui propri diritti, impedendo l'uso non autorizzato delle loro opere.

Il silenzio, simbolo della lotta per la protezione dei diritti

Nel contesto dell'album "Is This What We Want?", il silenzio è stato scelto come un potente simbolo di ciò che potrebbe accadere, se i diritti degli artisti non venissero adeguatamente tutelati. Non a caso, le tracce dell'album contengono pochi suoni (come passi e respiri, nello specifico), tali da rappresentare metaforicamente la silenziosa scomparsa della musica originale, sostituita appunto da creazioni artificiali. Un modo con cui gli artisti denunciano l'idea che la musica possa ridursi a semplice materiale per il training delle macchine, senza il minimo rispetto per la creatività umana.

Ma l'album in questione, non è di certo l’unico atto di resistenza, contro la proposta di legge. Il "Times" ha, infatti, di recente pubblicato una lettera aperta firmata da 34 artisti e professionisti dell'industria musicale, fra cui Paul McCartney, Ed Sheeran, Sting e Dua Lipa. Lettera che chiede proprio l'annullamento della proposta di legge, evidenziando i rischi che la modifica potrebbe comportare, per la tutela del diritto d’autore, nonché la sostenibilità economica dell’industria musicale.

I dati nell'era dell'IA (Canva) - findbest.it

L'uso dei dati, nell’era dell'intelligenza artificiale

Fino a poco tempo fa, le aziende di intelligenza artificiale come OpenAI, utilizzavano enormi volumi di dati pubblici, mediante cui addestrare i loro modelli: senza preoccuparsi eccessivamente delle implicazioni legate, difatti, al copyright. Tuttavia, con la crescente popolarità di modelli come ChatGPT, son emerse numerose critiche relative all'uso (senza il consenso) di contenuti protetti. Situazione, questa, che ha dunque dato origine a cause legali, come quella del 2023 del "New York Times", contro OpenAI, accusandola di aver utilizzato i propri articoli senza permesso.

La proposta di modifica della legge sul copyright pone, quindi, interrogativi importanti, sul futuro della musica e della creatività, nell'era dell'intelligenza artificiale. E se approvata, questa legge potrebbe segnare un punto di svolta, in cui le opere artistiche non solo verranno utilizzate per generare profitto (senza appunto curarsi del consenso degli autori), ma anche sostituite da creazioni completamente automatizzate. Pertanto, la questione diventa imprescindibile, per il futuro delle industrie creative, le quali rischiano di esser dominate dall'IA.

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