Jurassic Park e la magia degli animatronic: quando il cinema rende i dinosauri reali
Jurassic Park ha appassionato tantissimi ragazzi tra gli anni '90 fino ad oggi, ma i primi film sono molto apprezzati per la presenza degli animatronic.
Se chiudi gli occhi e pensi a Jurassic Park, probabilmente ti viene in mente la scena in cui il Tyrannosaurus rex sfonda il recinto sotto la pioggia battente, "ruggisce" con una potenza assordante e si avventa sulla Jeep tremante. Quel momento non è solo uno dei più iconici del cinema, ma è anche un perfetto esempio dell’incredibile fusione tra effetti speciali digitali e animatronica.
Negli anni ‘90, quando Steven Spielberg si preparava a girare il primo film della saga, la CGI era agli albori e non poteva ancora reggere un intero film da sola. Ecco perché entrò in gioco Stan Winston, il maestro degli effetti pratici, che diede vita ai dinosauri attraverso animatronic incredibilmente realistici.
Poi, con l’evoluzione della CGI, gli animatronic finirono quasi nel dimenticatoio. Jurassic Park: Il Mondo Perduto (1997) e Jurassic Park III (2001) ne fecero ancora uso, ma con Jurassic World (2015) la produzione scelse quasi esclusivamente il digitale. La cosa non piacque a molti fan, che sentivano la mancanza di quel tocco tangibile e reale dei primi film.
Ma poi qualcosa cambiò. Jurassic World: Il Regno Distrutto (2018) decise di recuperare la tradizione e riportare in scena gli animatronic, questa volta affiancati dalla CGI in un mix più equilibrato. Ma perché Spielberg e i suoi successori hanno sempre creduto così tanto negli effetti pratici? E cosa rende gli animatronic ancora così affascinanti, nonostante la tecnologia digitale?
Gli Animatronic di Jurassic Park
Quando Spielberg cominciò a lavorare a Jurassic Park, la sua missione era chiara: i dinosauri dovevano sembrare veri. O meglio, realistici. Voleva che il pubblico li percepisse come creature vive e tangibili, non come semplici effetti speciali. Per questo si affidò agli Stan Winston Studios, che avevano già stupito il mondo con il lavoro su Terminator e Aliens – Scontro Finale. Il team di Winston costruì due enormi Tyrannosaurus rex a grandezza naturale. Uno era lungo 11 metri (sì, un T. rex vero e proprio nel bel mezzo del set), mentre l’altro era più piccolo e dettagliato, pensato per i primi piani. Per farli muovere, utilizzarono sistemi idraulici e di telemetria avanzati, che permettevano di controllarne ogni movimento con una precisione incredibile.
Ma realizzarli non fu una passeggiata. Prima di arrivare alla versione finale, il team scolpì un modello in argilla di 3 tonnellate, da cui ricavarono gli stampi per la pelle in gomma schiumata. La struttura interna era di acciaio e alluminio, montata su una piattaforma mobile simile a quelle dei simulatori di volo. Insomma, una macchina colossale. Nonostante tutto, il risultato fu incredibile. La combinazione tra animatronics e CGI creò un effetto visivo mai visto prima, e il pubblico rimase senza fiato. Ancora oggi, quelle creature meccaniche sono considerate un capolavoro assoluto degli effetti speciali pratici.
La costruzione del corpo in argilla del T. rex (Stan Winston School FOTO) - findbest.it
Il declino e la rinascita degli Animatronic
Dopo il successo di Jurassic Park, gli animatronic continuarono a essere usati nei sequel, ma con l’avanzare della CGI iniziarono a perdere terreno. Nei primi anni 2000, il digitale permetteva di creare creature più dinamiche e meno ingombranti, quindi i dinosauri meccanici vennero progressivamente abbandonati. Quando uscì Jurassic World (2015), gli animatronic erano quasi del tutto scomparsi. L’unico modello meccanico presente nel film era un Apatosauro, utilizzato per una scena particolarmente toccante, in cui il dinosauro morente viene accarezzato dai protagonisti. Il resto era tutto realizzato in CGI.
Ma qualcosa cambiò con Jurassic World: Il Regno Distrutto (2018). Il regista J.A. Bayona volle recuperare gli effetti pratici, per dare maggiore credibilità ai dinosauri. Per questo motivo, vennero costruiti cinque animatroni, tra cui un terrificante Indoraptor. La differenza si nota subito: le scene in cui gli attori interagiscono con dinosauri animatronici risultano più autentiche, perché possono toccarli e reagire ai loro movimenti in modo naturale. Inoltre, la pelle in gomma degli animatroni riflette la luce in un modo che la CGI ancora fatica a replicare.